aiaceafricano
APPUNTI PER UN AIACE AFRICANO
di Luigi Cinque e Multirifrazione Aiace

Frammento n.3 di Luigi Cinque
Lettura-Oratorio per Voci soliste, Voci recitanti, Coro, Strumenti solisti, Percussioni, Danzatrici, Live electronics

Un pensiero per immagini, e non per catene di causa ed effetto. Un pensiero che presuppone […] che le idee e gli oggetti, anche i più diversi, sono accomunati da un ritmo comune […] che il mondo dunque forma un insieme semicosciente, linguisticamente indicibile, ma caratteristico dell’esperienza simbolica […] e che tale insieme ha un senso non esprimibile in una formula logica, ma in un ritmo che tutto confonde e rifonde. (Marius Schneider). Appunti per un Aiace Africano: composizione e messa in scena, impasti sonori, movimenti tali da definire una suggestione poetica di città-metropoli multietnica. Artisti e danzatori italiani e senegalesi: nell’ottica non di un progetto di musica popolare, etnica o di world music, ma piuttosto nell’ambito di una partitura – Campione n.3 – in ascolto virtuale sui suoni misti, sul paesaggio del Villaggio cosiddetto Globale. Babele futuribile di frammenti; testo continuamente sospeso, interrotto, pronunciato in molte lingue, italiano, francese, portoghese, greco antico, wolof, sanscrito, usato sostanzialmente in funzione ritmico-metrica, cantilena.
Impasti sonori e tessitura musicale che fanno largo uso della contaminazione tra strumenti acustico-tradizionali ed elaboratori elettronici. Ma l’architettura dell’insieme è assolutamente contemporanea: è strutturale una sorta di doppio piano, la presenza continua, sul materiale arcaico e tradizionale, di un futuro già consumato, “passato”. Danza come elemento di spettacolarità “scissa” dal contesto coreutico, non dialogica; danza come unità gesto-suono. Corpi microforati: le danzatrici intervengono come un vero e proprio coro di percussioni per “corpo battuto”, il piede, il petto, le mani, la testa, etc. diventano reali produttori di suono. La danza suona su se stessa. Le danzatrici come figure mute e lontane, figure che si concludono in se stesse con un suono.
La tragedia antica come detonatore di “racconti” contemporanei (l’antieroe, il disadattamento, la perdita di qualità, ma anche l’incontro-scontro tra logos e manìa) e insieme recupero degli elementi più spontaneamente popolari del racconto in musica. L’Aiace di Sofocle come paradossale “libretto” di un’opera post-metropolitana. E ancora, l’evocazione di una Macchina Celibe ipertecnologica per una traduzione contemporanea della tragedia antica. Trag-Machine.
(Luigi Cinque)



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