Di Voce In Voce
DI VOCE IN VOCE
Sephardic and Yemenite Lines
di Evelina Meghnagi

Special guest: LUIGI CINQUE, LUCA SANZO’, MARCO VALABREGA, BRUNO ZOIA.

Il popolo ebraico ha sempre coltivato uno stretto rapporto con la musica: fin dai tempi più remoti. La lettura della Bibbia stessa veniva concepita musicalmente, tanto che si arrivò a codificarne con segni grafici l’andamento musicale, inteso non come semplice ornamento, ma come parte integrante del significato profondo del testo. Cantillazione biblica; creazione di poemi cantati a carattere religioso (piyutim), scaturiti dal desiderio di espressione di preghiera personale; poesia semireligiosa e, ancora, quella laica, con i temi classici del ciclo della vita: nascita, circoncisione, matrimonio, amore, nostalgia. In tutti i casi il canto accompagna i momenti più significativi della vita delle comunità ebraiche. Questa ricchezza si tramanda dunque da tempi lontani, lasciando grande spazio alla creatività degli interpreti. E come lingue, tradizioni, modi variano nell’attraversamento di terre diverse, così le interpretazioni si colorano delle culture dei luoghi in cui si manifestano. Prendi il volo colomba, suona il violino, e canta. Sulla melodia di questi versi di David Ben Zakaria Halevy, poeta yemenita del XV secolo, si snoda un viaggio musicale tra le pieghe più orientali e mediterranee della musica ebraica. Di voce in voce, una tappa del percorso che Evelina Meghnagi compie da anni nella musica dell’universo ebraico, privilegia le vie sefardita e yemenita. Dall’espulsione dalla Spagna (Sefarad in ebraico), nel 1492, gli ebrei si sono sparsi ai quattro angoli del Mediterraneo - dal Nord Africa alla Grecia, dalla Turchia ai Balcani, in Italia, fino al Nord Europa - conservando una lingua, il judeo-español, una cultura, e un grande bagaglio di canti. Pur mantenendo una costante linea di collegamento con le origini, i canti si sono a poco a poco differenziati attraverso il tempo e i luoghi, ‘arabizzandosi’, ‘balcanizzandosi’, ‘turchizzandosi’, comunque modificandosi nella tradizione. Opposta la situazione della musica della comunità yemenita, una tra le più antiche, risalente alla grande diaspora. L’isolamento vissuto per secoli dal Paese ha favorito il mantenimento nella cultura di tratti arcaici incontaminati. Il desiderio di esprimere la propria devozione, l’aspirazione al ritorno alla patria ancestrale sono fra i temi che hanno contribuito a creare un repertorio di alto livello poetico e musicale lungo un periodo durato secoli. Canti tramandati ‘puri’, canti contaminati e che contaminano i mondi che attraversano. Intreccio prezioso di lingue e musica, ritmi e melodie che si rincorrono, si disperdono, per ritrovarsi in altri lidi. In questo viaggio nella musica ebraica Evelina Meghnagi è accompagnata da Domenico Ascione, curioso interprete della musica di tradizione orale, e da Arnaldo Vacca, percussionista poliedrico.

Viaggio cantato, canti che viaggiano. Di paese in paese, di tempo in tempo. Di voce in voce.

Prendi il volo colomba, suona il violino, e canta…

Di Voce in Voce

Sephardic and Yemenite Lines:

TRACK LIST

EVELINA MEGHNAGI voce

DOMENICO ASCIONE chitarra classica, chitarra fretless, chitarra 12 corde, chitarra battente, oud e sazARNALDO VACCA riq, tar, daf, bodhram, darbouka, kanjira, tamburello, tammorra, marranzano

LUIGI CINQUE clarinetto

LUCA SANZO’ viola

MARCO VALABREGA violino

BRUNO ZOIA contrabasso

Sei Yona tradizionale yemenita - David Ben Zakaria Halevy, XV sec

Mode le Eli tradizionale yemenita- D. Ascione

El ghinat egoz tradizionale, Cantico dei Cantici

Arrangiamento D. Ascione

Hashemesh

E. Meghnagi

Hashir shel Moshe tradizionale yemenita- D. Ascione

Arbores tradizionale sefardita- rielaborazione D. Ascione

Le Kiria Yefefia tradizionale yemenita- Shabazi, XVII sec.

Arrangiamento D. Ascione

Cuando veo tradizionale sefardita

Arrangiamento D. Ascione

Adio querida tradizionale sefardita

Arrangiamento D. Ascione

Sahenu lamidbar tradizionale

Arrangiamento A. Vacca

Para que quiero tradizionale sefardita

Prodotto con il contributo della Comunità Ebraica di Pisa, nell’ambito del programma di diffusione della cultura ebraica, in occasione del V festival “Nessiàh - Viaggio nell’immaginario culturale ebraico” diretto dal M° Andrea Gottfried.

Evelina Meghnagi si presenta con un repertorio raro, raffinato e prezioso, estremamente interes­sante sotto il profilo musicale. Il lavoro di ricerca è notevole, i canti bellissimi.

Peculiare di Evelina Meghnagi e la sua capacità di cantare questi brani come se le appartenessero da sempre, lo penso, in realtà, che le appartengano proprio da sempre, perché il canto ebraico, più che i canti di altri popo­li, ha fatto parte della storia e della quotidia­nità della popolazione ebraica. Un popolo che ha sempre cantato i suoi riti e le sue liturgie, la sua vita difficile, i suoi esodi e la sua sto­ria. Certamente, noi sentiamo in questi canti i modi del gregoriano, i modi del canto siria-no, del canto del muezzin, ma ne sentiamo, soprattutto, l’archetipo musicale, il fraseggiare lungo, i modi per toni vicini con improvvi­si salti di quarte e quinte aumentate per tor­nare al tono. Molto apprezzabile e anche il lavoro dei due musicisti, Domenico Ascione e Arnaldo Vacca, che suonano sui modi pro­posti dalla voce senza mettere mai una nota di troppo, un accordo fuori luogo, perfetta­mente omogenei e integri in questa musica così lontana nel tempo.

C’è nella voce di Evelina Meghnagi una scorrevolezza e una levità che fanno fluire questo canto senza urti: l’espressione non viene da accenti, singhiozzi, modi dell’inter-pretazione moderna di una melodia, ma dal suo lasciar correre la voce in modo libero e arioso, profondamente autentico, necessario. Ascoltando questi brani si pensa che doveva­no esser cantati così anche secoli fa: e il piace­re del canto, l’abbandono semplice alla melo­dia, in perfetto unisono con lo strumento che l’accompagna. E ‘ un piacere profondo e si vorrebbe non smettesse mai. Il colore della voce di Evelina Meghnagi e essenziale, così deve essere, non sono possibili i trucchi e lei non ne usa. Si direbbe quasi che nel cantare ritorni ad uno stato primitivo dando a noi l’essenziale: immagini, sensazioni e ricordi che ognuno sceglie liberamente dalla sua memoria musicale profonda. L’ascolto di que­sti canti porta ad una sintonia perfetta fra chi canta, chi suona e chi ascolta. E’ difficile rag­giungere questo, penso ci vogliano anni di lavoro, anche su se stessi, per essere capaci di cantare così.

Giovanna Marini



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