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TANGERINE CAFÈ
di Luigi Cinque
Febbraio 2009

Special guest: JIVAN GASPARYAN, DANILO REA, PAOLO FRESU, BADARA SECK, RAIZ, EMIL ZRIHAN, MANGLA TIWARI

TANGERINE CAFÈ

CD + Traccia video

La nuova edizione, distribuita da Egea Music, include la traccia video Officina  Mediterraneo: un film di 57 minuti.

Un ideale cafè musicale, luogo d’incontro e di ristoro dell’anima, posto al crocevia di differenti culture e stili musicali del Mediterraneo. Questo è Tangerine Cafè, un importante lavoro del musicista e autore Luigi Cinque, dedicato alle musiche tradizionali del bacino mediterraneo. Un album di world music, ma non solo, che ha accolto in sé differenti influenze e suggestioni musicali. Al disco hanno collaborato, fra gli altri, musicisti jazz come il trombettista Paolo Fresu e il pianista Danilo Rea, che hanno suonato assieme ad alcuni dei più importanti artisti di world music, come il cantore israeliano Emil Zrihan, che nelle sue performance fonde tradizione giudaica e tradizione andalusa; il suonatore armeno di duduk Djivan Gasparyan, premiato al Womex di Essen come miglior musicista del 2002; il cantante senegalese Badara Seck e Raiz, la voce degli Almamegretta.

Il film comincia da un cammino attraverso la periferia, dove il linguaggio del centro si decanta e si rinnova, dove incontriamo i maestri, dove la partitura originale è la storia della persone che collaborano alla THO.

Tangerne Cafè ve lo potete immaginare come volete e sentirci la musica che volete: quello che conta, qui, è l’angolazione dello sguardo. Ci vuole uno sguardo che resiste all’oblio, che usi la memoria come resistenza al tempo che ci viene sottratto. Noi THO siamo qui in occasione di questo disco. Siamo qui al confine tra mondo reale e tavoli azzurrini, tra i quali, oggi, si intravedono gambe robuste di danzatrici, si odono voci roche di cantori; c’è penombra, ma si sente che, dietro i vetri, lontano, c’è la città: con il porto e le friggitorie tra vie strette e voci dai molti dialetti. Un semplice bar di frontiera un caffè aperto in una modernità sgangherata ma consapevole che l’universo non è come continuano a dirci un grande meccanismo, quanto piuttosto un grande pensiero. Un pensiero con il suo tempo circolare da individuare con i suoi centri di gravità da sentire. Basta sintonizzarsi sul ritmo, sulla memoria del cuore e guardare a Sud, appoggiando il proprio suono sull’orizzonte, per vedere l’insegna scrostata del Tangerne. Si può vederla da qualunque Nord. Anche per caso.

“C’era una volta, negli anni Settanta, il miraggio della ‘musica mediterranea’. Ora Luigi Cinque concretizza quell’utopia con un album scintillante, e si afferma così una via italiana alla world-music…” Roberto Canalini – Io Donna, Gennaio 2003

“This mysterious cohesion of musical styles and forms is woven together by the thin sonorous thread of LUIGI CINQUE’s sax, a sort of “pied piper” with one destination in mind: the Mediterranean seen in a new and more profond way. It is viewed with less geographic importance and is much closer to reach from this cafè” …. All you have to do is tune into rhythm and the memory of your heart and look Southwards. Turn your gaze towards the horizon and what you’ll see is the old chipped sign hanging down from TANGERINE CAFE’. You can see it from any northern point… Sometimes it appears unexpectledly….” Vanguard Time, UK 2003

“Tangerine Cafè is definitely deep Mediterranean, even though it draws elements from further afield. Its opener Garritm/Core Amante starts off momentarily sounding like it’s going to be an orchestrated jazz record with stately piano and beautiful sax, the latter from Luigi Cinque, then begins hinting at the Balkans and even Indonesia: By the time Raiz’s soulful vocals and the chanting women of Bnèt Houariyat have done their trick, you know you’re in for something different and very original. The title track then brings in Badara Seck’s Senegalese vocals, Djivan Gasparyan’s duduk…” “Then you are off into Gnawa territory on Niente Senza ‘e Te, the Arabic/Andalusian vocal of Emil Zrihan on RadioBaladid , and Samathi which brings in India’s Mangla Tiwari over pulsating marimba/duduk groove…” It’s staggeringly well integrated and arranged through all its different layers and levels, completely stopping our work in its tracks here, and hardly leaving the player for days as we uncovered more and more depths. Wow ! Ian Anderson – fRoots, U.K 2003

At first glance, Tangerine Cafè, resembles a tavern found in the periphery of the outermost periphery of a village, in the periphery of the world, in the periphery of the cosmos. However, upon closer examination, it reveals a spiritual and magical door that opens up thousands of fears and suggestions. One must courageously cross this threshold in order to taste the special musical infusion that the TANGERINE CAFÉ’ has to offer. YOU ARE FREE TO ENTER BUT YOU WILL LEAVE A CHANGED PERSON. Roots, 2003

“Una sosta o un passaggio di un’ora in un bar di frontiera, un avamposto mediterraneo dove si mescolano le diverse tradizioni sonore. Il compositore porta avanti il suo discorso sperimentale sulle musiche contemporanee, oscillando tra strumenti millenari e suoni tecnologici… Uno sguardo sghembo e appassionato da questo angolo di mare nostrum.” F. De Luca – il Manifesto, dicembre 2002

TRACK LIST

01. Song Lines 5 composed by L. Cinque

Mangla Tiwari vocals Badara Seck vocals Abdou Abdemarran vocals Luigi Cinque sax, tammorra, vocals, electronics Paolo Fresu trumpet Enzo Pietropaoli double bass Francesco Peverini, Prisca Amori violins Luca Sanzò viola Sonia Romano cello MRF chorus vocals

02. Senza ‘e te composed by L. Cinque text by G. Della Volpe

Raiz vocals Luigi Cinque soprano sax, electronics, tammorra Danilo Rea piano Enzo Pietropaoli double bass, electric bass Luca Sanzò viola Abdembi El Gadari guimbri, vocals Abdellatif Oughassal karakeb, vocals Bnet Houariyat rhythmic chorus

03. Meccanico chorus composed by L. Cinque

Testo tradizionale ebraico

Jivan Gasparyan douduk Mangla Tiwari vocal Emil Zrihan vocal Abdou Abdemarran vocal Luigi Cinque keyboards, armonium, electronics Gianluca Ruggeri marimba Fluvia Maras percussions MRF choruskamachec Enzo Pietropaoli double bass

I WAS HAPPY WHEN I WAS TOLD THAT WE WERE

GOING TO THE HOUSE OF GOD

WE’RE USED TO STAY AT THE GATES OF JERUSALEM

WHERE THE TRIBE USED TO THANK GOD

BECAUSE IT WAS THE PALCE OF JUDGMENT

LOOK FOR JERUSALEM

IT WILL BRING PEACE TO YOUR HOUSE

TO MY BROTHERS AND FRIENDS I WILL SPEAK FOR

PEACE AND PRAY GOD FOR ALL OF YOU

0.4   Baladid radio composed by L. Cinque

Emil Zrihan vocal Abdembi El Gadari guimbri, vocals Abdellatif Oughassal karakeb, vocals Bnet Houariyat rhythmic chorus Ali Shaigan santur, kamachec Enzo Pietropaoli double bass

0.5  Cafè composed by L. Cinque

Testo tradizionale ebraico

Luigi Cinque soprano sax, keyboards, electronics Badara Seck vocal Paolo Fresu trumpet Enzo Pietropaoli double bass Danilo Rea piano Gianluca Ruggeri marimba Luca Sanzò viola Carlo Mariani launeddas

EHI, GENTE DEL MONDO INTERO, IL PERDONO ESISTE

LA TOLLERANZA FA PARTE DELLE QUALITA’

PIU’ INTRINSECHE DEL PROFETA MAOMETTO.

SOLO LA TOLLERANZA PUO’ SALVARE

UN MONDO A TAL PUNTO DILANIATO DAGLI UOMINI.

CHE MERAVIGLIA CONOSCERE QUESTO PROFETA

TALMENTE TOLLERANTE CHE NEPPURE SI PERMETTE

DI GUARDARE UNA PERSONA DRITTO IN FACCIA.

LUI PERDONAVA, HA PERDONATO FINO ALLA FINE

DEI SUOI GIORNI. IL MONDO HA BISOGNO

DI TOLLERANZA, SE TU VUOI ESSERE FELICE.

LA PACE PRIMA DI TUTTO E’ IN CASA

LA PACE IN SECONDO LUOGO E’ NEL TUO QUARTIERE

LA PACE IN TERZO LUOGO E’ NEL TUO PAESE

SE TU SEGUI LE COSE, ANCHE IL MONDO AVRA’

LA TUA PACE.

QUANTO E’ BELLO IL MONDO CHE E’ ROTONDO

E’ LA NOSTRA SOLA TERRA PROMESSA

L’AMORE PUO’ UNIRE DUE PERSONE

DI CULTURE DIVERSE: SOLO LA DIFFERENZA E’ UMANA.

06.  Blue Ararat composed by L. Cinque

Evelina Meghnagi vocal Luigi Cinque clarinet Enzo Pietropaoli double bass Luca Sanzò, Francesco Peverini, Prisca Amori strings Fulvio Maras, Gianluca Ruggeri percussions 07.  Core amante composed by L. Cinque text by G. Della Volpe

Raiz vocal Luigi Cinque soprano sax, electronics, keyboards Paolo Fresu trumpet Gianluca Ruggeri marimba Enzo Pietropaoli double bass Danilo Rea piano Bnet Houariyat rhythmic chorus Luca Sanzò, Francesco Peverini, Prisca Amori strings MRF Chorus: Cornelia Duprè, Fabrizio Cardosa, Fabrizio Scipioni, Marta Zanazzi

0.8  Danza composed by L. Cinque

Testo tradizionale senegalese

Badara Seck vocals Evelina Meghnagi vocal Luigi Cinque clarinet, tammorra, vocals, electronics Gianluca Ruggeri marimba Francesco Peverini, Prisca Amori, Luca Sanzò, Sonia Romano MRF Strings quartet Carlo Mariani launeddas Ali Shaigan santur, kamachec Bnet Houariyat rhythmic chorus MRF Chorus vocal

Officina Mediterraneo 57’

Track Video

Una produzione MRF5, Palermo di Scena (Comune di Palermo), RAI TRE (settembre 1997).

with Mario Luzi, Luis Sepulveda, Predrag Matvejevic, Mimmo Cuticchio, Steve Lacy, Mangla Tiwari, Elena Ledda, Lucilla Galeazzi, Antonello Salis, Jean Marc Montera, i Tenores di Bitti and more.

Nel settembre 1997, durante la lunga estate culturale di Palermo, mettemmo in scena Officina Mediterraneo. Una partitura per più di centocinquanta artisti disposti su cinque palchi (sottodivisi in quattordici) che interagivano e si combinavano in tempo reale. Siamo nella settecentesca Villa Travia di Palermo. I palchi sono disposti in cerchio oblungo e richiamano astrattamente un disegno di coste mediterranee. Rappresenta, teatralmente, tutte le coste di terre dove cresce l’ulivo e dunque - per la definizione di Braudel - il Mediterraneo. A nord Marsiglia, Roma, la Sardegna, l’Andalusia, e via via verso est, Venezia, Atene, Salonicco, Istanbul, e Israele, il Medio Oriente e indietro a ovest Algeria, Tunisia, Marocco.

Sui palchi, gli artisti di questi paesi: cantori eccezionali e portatori di singolarità tipiche della tradizione mediterranea. Tra essi alcuni grandi solisti poliglotti (jazzisti o “contemporanei”) capaci, in stato di contaminazione, di controllare e intessere nuovo linguaggio. La partitura prevede che tutti siano gestiti dalla luce. Da una regia centrale stacchiamo (accendiamo e spegniamo) le entrate e le dissolvenze degli artisti, così essi si mischiano e si mixano in real time secondo un progetto di prevista scrittura “aleatoria”. Va detto, per concludere, che Officina Mediterraneo in quanto progetto di evento teatrale e musicale non avrebbe potuto esistere senza alcuni padri (o esempi luminosi) di certo sperimentalismo novecentesco o - come si diceva - di neo-avanguardie. Anzi OffMed è stata, nelle nostre intenzioni, innanzitutto, l’esperienza di applicare le forme di scrittura del nuovo teatro musicale alla tradizione mediterranea e popolare. Il salto, così, fu doppio: per un verso, un lavoro di sperimentazione (dunque…contro i benpensanti della politica culturale che volevano un evento commestibil/televisivo) e, dall’altro, l’affrancare certo mondo etnico da ruoli “ziotomici” e subalterni per averlo protagonista di cultura contemporanea (con scandalo, ovviamente, degli esangui critici nanetti- quasi sempre!- della musicologia di regime).

In quanto alla musica cosa si può dire dire Villa Travia per una notte di settembre fu un importante acceleratore di particelle capace di creare suono nuovo, postcontaminato: fatto di respiro accordale arcaico, di totem agropastorali, di dissonanze contemporanee, di danza sonora pensata su corpi antichi di prefiche, di ninnìe sardo/sanscrite, di etnojazz modale, di assoli vertiginosi, di videoarte. E un testo straordinario, interpretato da Massimo Ghini: Breviario Mediterraneo di Pedrag Matvejevic. Una suggestione (tutti noi l’avevamo!!) che Mediterraneo è ormai, più che altro, una parola simbolica, è un colore e, in certe condizioni di luce, Mediterraneo è anche il Mali o l’India o certe parti del Sud America o, più semplicemente, l’altra stanza - quella greca - di casa nostra. E poi ci accomunava una convinzione che la tradizione non può venire acquistata in eredità (lo diceva anche T.S. Eliot!). Se la si vuole possedere, la si deve conquistare con grande fatica. In più, oggi - aggiungo - in questo primo scampolo di millennio, tradizione e sperimentazione sono pianeti in linea di congiunzione. Succede raramente. Ma quando accade è proprio la luce antracite prodotta dalla loro reciproca eclissi a rappresentare la “via” essenziale per l’arte tutta. A ripensarci: Officina Mediterraneo fu un gran viaggio. Un viaggio di pace con la ventura e l’onore di essere in compagnia di un poeta sommo come Mario Luzi, scrittori come Dacia Maraini, Luis Sepulveda, Predrag Matvejevic e artisti quali Mimmo Cuticchio, Mangla Tiwari, Steve Lacy, Elena Ledda, Lucilla Galeazzi, Riccardo Tesi, Antonello Salis, Jean Marc Montera, l’Orchestra Nazionale di Tunisi, Ars Ludi, Smuel Achiezer klezmer clarinet, i Tenores di Bitti, i Fratelli Mancuso, Antonio Infantino, le Bnet Houariyat, i Tamburi del Vesuvio, Enzo Rao, gli Gnawa Sidi Mimoum, Carlo Rizzo e molti altri ancora. Grazie a loro Off Med fu un successo di pubblico. Grazie a loro la diretta televisiva RAI TRE raccolse ascolti inaspettati. Grazie a loro la critica internazionale di allora lo definì il massimo evento “live” di contaminazione musicale relativo all’area mediterranea. (Luigi Cinque)



OFF MED (MRF5 srl)

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